Prevalenza

 

L’emicrania è una cefalea primaria caratterizzata da attacchi di cefalea di intensità moderata o forte, aggravata dai movimenti, associata a nausea, fonofobia, fotofobia e più raramente a vomito

Talvolta l’emicrania assume un andamento “evolutivo”, divenendo quasi quotidiana o quotidiana: in tale caso si parla di emicrania cronica.

L’emicrania ha un notevole impatto sulla vita sociale e lavorativa dei pazienti, soprattutto quando gli attacchi diventano molto frequenti o addirittura quotidiani. Ciò comporta notevoli costi diretti, che includono spese per visite mediche, farmaci e esami di laboratorio e strumentali e soprattutto ingenti costi indiretti per perdita di giornate lavorative e riduzione della produttività.

Esistono due forme principali di emicrania: l’emicrania con aura, in cui la cefalea è preceduta da sintomi neurologici transitori e reversibili, definiti aura emicranica, e l’emicrania senza aura, in cui tali disturbi sono assenti Forme più rare di emicrania sono: l’emicrania emiplegica, familiare e sporadica; l’emicrania retinica; gli equivalenti emicranici

Vi sono poi alcuni quadri clinici, definiti come complicanze dell’emicrania, tra cui sono da menzionare la stessa emicrania cronica e l’infarto emicranico

L’emicrania è la malattia neurologica più diffusa: colpisce infatti una persona su 8 . La prevalenza dell’emicrania varia dal 15% al 18% nel sesso femminile e dal 6% al 12% nel sesso maschile, con un rapporto F:M pari a 2-3:1. Fattori ormonali svolgono un ruolo di rilievo nella maggiore prevalenza dell’emicrania nel sesso femminile La prevalenza è superiore per l’emicrania senza aura (6-9%) rispetto all’emicrania con aura (4%). Ambedue le forme prevalgono nettamente nel sesso femminile (11% e 5%, rispettivamente) è possibile che le due forme principali di emicrania si presentino in uno stesso paziente: questa evenienza interessa circa l’1% della popolazione L’aumento di prevalenza nel sesso femminile inizia e coincide con l’epoca del menarca, che nei Paesi industrializzati si verifica a una età media di 12 anni


Diagnosi e terapia dell'attacco e di profilassi dell'emicrania

 

L’attuale classificazione dell’International Headache Society, l’International Classification of Headache Disorders (ICHD-II, 2004) distingue l’emicrania in 5 sottotipi. Prevede inoltre un sesto sottotipo definito emicrania probabile, che include le forme di emicrania senza e con aura e di emicrania cronica che soddisfano tutti i rispettivi criteri diagnostici tranne uno.

 

1.1 Emicrania senza aura

La cefalea dura 4-72 ore (se non trattata o trattata senza successo)

La cefalea ha almeno due delle seguenti caratteristiche: 1. localizzazione unilaterale 2. tipo pulsante 3. intensità moderata o grave 4. peggioramento in seguito a attività fisiche di routine (es., camminare, salire le scale) oppure motivo di evitamento di tali attività

 Presentaalmeno uno dei seguenti sintomi di accompagnamento: . nausea e/o vomito , fotofobia e fonofobia

 

1.2 Emicrania con aura

1.2.1 Aura tipica con cefalea emicranica

1.2.2 Aura tipica con cefalea non emicranica

1.2.3 Aura tipica senza cefalea

1.2.4 Emicrania emiplegica familiare (FHM)

1.2.5 Emicrania emiplegica sporadica

1.2.6 Emicrania di tipo basilare

 


Aura tipica

 

1. E' caratterizzata da almeno uno dei seguenti sintomi*, ma non da deficit motorio: sintomi visivi completamente reversibili, positivi (es., luci tremolanti, macchie, linee, spettri di fortificazione, scotomi scintillanti) e/o negativi (es., perdita della visione)

2. Sintomi sensitivi completamente reversibili, positivi (es., puntura di spillo o ago) e/o negativi (sensazione di intorpidimento)

3. Disturbi completamente reversibili del linguaggio (per lo più rappresentati da afasia, ma spesso di difficile inquadramento) Presenza di almeno due delle seguenti caratteristiche : 1. Disturbi visivi omonimi e/o sensitivi unilaterali 2. Almeno un sintomo si sviluppa gradualmente in ≥5 minuti e/o diversi sintomi si susseguono ogni sintomo dura ≥5 minuti 3. Ogni sintomo dura ≥5 minuti e ≤60 minuti.

 

 

1.5.1 Emicrania cronica

Cefalea emicranica che si presenta per 15 o più giorni/mese per oltre 3 mesi in assenza di abuso di farmaci. • La maggior parte dei casi di emicrania cronica hanno avuto esordio come emicrania senza aura episodica. Per questo motivo la cronicizzazione può essere considerata come una complicanza dell’emicrania episodica. Con l’evoluzione cronica del disturbo, la cefalea tende a perdere le caratteristiche episodiche. • Se è presente un uso eccessivo di farmaci questo potrebbe di per sé essere la causa della cronicizzazione dell’emicrania

 

Alcune pazienti presentano attacchi esclusivamente legati al ciclo mestruale: in tale caso si parla di emicrania mestruale pura. Altre pazienti presentano attacchi sia durante le mestruazioni che in altre fasi del ciclo (cosiddetta emicrania correlata alle mestruazioni). Altre ancora, infine, non riferiscono nessuna relazione tra fasi del ciclo mestruale e insorgenza degli attacchiIl picco di prevalenza viene raggiunto in età adulta, fra la 3a e la 4a decadeLa prevalenza tende poi a decrescere con l’avanzare dell’età, restando comunque superiore nel sesso femminileSu un campione di età compresa fra i 25 e i 64 anni, l’incidenza dell’emicrania è risultata dell’8,1 per 1.000 persone/anno, con un rapporto femmine: maschi di 6,2:1 (il fatto che in una popolazione adulta il rapporto di incidenza femmine: maschi sia più elevato di quello di prevalenza, intorno a 3:1, potrebbe essere dovuto all’insorgenza più tardiva dell’emicrania nelle femmine).

Numerose condizioni patologiche possono essere responsabili di una cefalea con caratteristiche similemicranicheNell’approccio al paziente che si presenta con una cefalea con caratteristiche emicraniche, è fondamentale per il medico riconoscere tempestivamente i quadri clinici che possono suggerire la presenza di un’altra patologia, a volte grave, la cui diagnosi precoce è di cruciale importanza. Contribuiscono a questo un’anamnesi dettagliata e scrupolosa e l’esame obiettivo generale e neurologico del paziente. Essi permettono di identificare i “segnali di allarme” che indirizzano verso la natura secondaria della cefalea. L’identificazione dei “segnali di allarme” permetterà di indirizzare il paziente opportunamente e rapidamente alle strutture più adeguate per la definizione diagnostica, gli opportuni accertamenti strumentali e laboratoristici e i trattamenti necessari .

 


 Gestione dell'attacco emicranico 

Approccio terapeutico:

La sola terapia sintomatica è indicata quando una cefalea disabilitante sia presente per meno di 4 giorni al mese

L’approccio stratificato si fonda sulla preliminare valutazione dell’intensità degli attacchi in un dato paziente che consente, sin dall’inizio, la scelta terapeutica prevedibilmente più adeguata per il singolo attacco. Esso prevede la somministrazione di analgesici o FANS nelle crisi medio-lievi e di triptani in quelle medio-forti. Nel caso in cui il paziente sia in grado di riconoscere, sin dall’inizio, quale sarà l’evoluzione dell’attacco, egli deve essere opportunamente istruito a adottare la terapia più adeguata.

Per il trattamento sintomatico sono disponibili numerosi presidi terapeutici specifici (triptani e derivati dell’ergot) e non specifici (analgesici e FANS, antiemetici) .

Tutti i Triptani si sono dimostrati efficaci non solo sul dolore ma anche sui sintomi di accompagnamento (foto- e fonofobia, nausea e vomito) e sulla disabilità correlata all’attacco

Al di fuori delle differenze farmacocinetiche e farmacodinamiche, i dati di preferenza suggeriscono che non esiste un triptano ideale, ma che la terapia deve essere adattata a ogni singolo attacco e a ogni singolo paziente

La percentuale di recidiva della cefalea varia dal 25% al 40% dopo l’utilizzo del triptano , inoltre circa il 25%-35% dei pazienti non risponde in maniera soddisfacente a un triptano.

Controindicazioni ai triptani : Anamnesi positiva per cardiopatia ischemica, vasospasmo coronarico, patologia cerebrovascolare, patologie vascolari periferiche, ipertensione non controllata, emicrania di tipo basilare o emiplegica

• Il farmaco più appropriato deve essere assunto al minor dosaggio utile a raggiungere la completa risoluzione delle crisi

• Deve essere assunto il più precocemente possibile per garantirne il massimo dell’efficacia

• E’ consigliabile assumere formulazioni contenenti un solo principio attivo

• E' opportuno fornire al paziente un farmaco di soccorso a cui ricorrere nel caso in cui l’assunzione del farmaco indicato come prima scelta non sia efficace

• Deve essere evitata l’assunzione contemporanea di un triptano e di un derivato dell’ergot.

• L’efficacia della terapia prescritta deve essere monitorata nel tempo con l’uso del diario. In questo modo è possibile valutare l’efficacia sul dolore e sui sintomi di accompagnamento, la presenza di recidive, il consumo del farmaco/dei farmaci prescritti, l’eventuale uso di farmaci di salvataggio, i possibili eventi avversi.

Non sono disponibili studi condotti specificamente sugli effetti dei vari triptani nel trattamento di crisi emicraniche durante la gravidanza. Dai dati ottenuti dai registri è emerso un maggior numero di figli nati pretermine e/o sottopeso in seguito all’assunzione di sumatriptan in gravidanza. Non vi è aumentato rischio di malformazioni in caso di assunzioni ripetute nel primo trimestre ma l’assunzione al 2° e 3° trimestre è associata a atonia uterina e perdita ematica durante il parto >500 ml. Si sconsiglia pertanto l’uso dei triptani in gravidanza. Le informazioni relative alla sicurezza d’uso dei triptani durante l’allattamento al seno sono limitate ma rassicuranti, poiché le quantità minime escrete nel latte sono insufficienti a dare eventi avversi al bambino

La normativa ministeriale vieta l’uso dei triptani al di sopra dei 65 anni. Essi possono essere usati solo con un piano terapeutico approvato dal Comitato Etico e con Consenso Informato L’uso dei triptani è vietato al di sotto dei 18 anni ad eccezione del sumatriptan spray nasale 10 mg, per il quale una normativa ministeriale consente l’utilizzo al di sopra dei 12 anni.


Terapia di profilassi

La terapia di profilassi deve essere instaurata , accanto alla terapia sintomatica, se sono presenti almeno 4 giorni al mese di cefalea disabilitante. Si può impostare una terapia di profilassi anche quando gli attacchi disabilitanti siano presenti per meno di 4 giorni al mese ma non siano responsivi alla terapia sintomatica

Gli obiettivi principali di una terapia di profilassi sono quelli di ridurre la frequenza degli attacchi e la disabilità del paziente emicranico, migliorando la sua qualità di vita e riportandolo a una efficienza fisica accettabile. Un trattamento si considera efficace quando riduce di almeno il 50% la frequenza degli attacchi

I benefici clinici possono comparire a distanza di 1-3 mesi dall’inizio della terapia ,in caso di resistenza a un trattamento di profilassi può essere intrapreso un nuovo trattamento farmacologico

Nella scelta del farmaco di profilassi si devono tenere in considerazione le condizioni di comorbilità e l’anamnesi farmacologica.

 


Classi farmacologiche

 

Sono utilizzati farmaci appartenenti alle seguenti classi farmacologiche:

• Beta-bloccanti

• Calcio-antagonisti

• Antagonisti della serotonina

• Antidepressivi

• Antiepilettici

Non si conoscono esattamente i meccanismi di azione di questi farmaci nella prevenzione dell’emicrania. è prospettata un’azione sui meccanismi vascolari, su quelli neuronali e sulle alterazioni neurotrasmettitoriali che sottendono la patogenesi dell’emicrania

La tossina onabotulinica di tipo A ha dimostrato una buona efficacia in diversi studi in aperto condotti su pazienti emicranici. Risultati contraddittori sono emersi invece dagli studi controllati in doppio cieco con placebo.

 


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